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Psicosomatica
Psicologi Psicoterapeuti Torino
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Centro di Psicoterapia

Personalità psicosomatica

Strani dolori, preoccupazioni, sintomi fastidiosi e a volte intollerabili ma senza spiegazione. La personalità psicosomatica è alla disperata ricerca di una diagnosi che non arriva, o non convince, afflitta da una sofferenza senza nome difficile da far comprendere a chi è vicino
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Le personalità psicosomatiche presentano un insieme di sintomi di diversa natura, difficilmente riconducibili ai quadri clinici noti. A ciò si sommano tutta una serie di sindromi riconosciute dalla medicina ma di origine sconosciuta (malattie della pelle, disturbi gastrointestinali, cefalee ecc.), per le quali è stato coniato il termine di “malattie psicosomatiche”.

La preoccupazione principale di queste persone ruota attorno al corpo, i loro discorsi sono polarizzati sullo stato di salute, la loro routine prevede interminabili accertamenti medici.

Introduzione

Il disturbo somatizzante è un messaggero scomodo, che arriva a scardinare uno dei pilastri centrali di tutti i nostri sistemi di comprensione e cura dell’essere umano: la separazione di mente e corpo.

Nell’attuale dibattito scientifico, nonché in molti discorsi quotidiani, le critiche al dualismo cartesiano e l’aspirazione ad un’ottica organicistica sono divenuti un refrain così assiduo che l’orecchio quasi non lo percepisce più. Eppure l’intero impianto formativo e sanitario della nostra società resta fedele all’antico assunto: lo psicologo cura la psiche e il medico cura il corpo.

La comprensione dell’umano è così divisa alla radice, così separati sono i discorsi e i percorsi formativi dei professionisti,  che ogni tentativo di riunificazione risulta estremamente arduo. I soggetti psicosomatici ci spingono proprio sul crinale tra questi due mondi.

Personalità psicosomatiche, Disturbi psicosomatici e Disturbo somatizzante di personalità

I soggetti psicosomatici sono ben conosciuti dai medici, ai quali si rivolgono alla disperata ricerca di una diagnosi per malesseri indefiniti: dolori vaghi, migranti in diverse parti del corpo, patologie gastrointestinali, difficoltà sessuali, convulsioni o manifestazioni di tipo pseudo-neurologico.

  • Quando manifestazioni psicosomatiche e una certa ipocondria sono ben integrate nel soggetto, che le affronta con spirito autoironico e senza essere ostacolato nello svolgimento della sua vita, si parla di una Personalità psicosomatica.
  • Quando preoccupazioni ipocondriache e sintomatologie psicosomatiche sono intense e invalidanti ma soltanto passeggere, legate a conflitti o a particolari momenti del ciclo di vita, si parla di  Disturbi psicosomatici.
  • Se invece la presenza di sintomi psicosomatici e la preoccupazione per la salute fisica diventano così marcati da improntare  in modo significativo l’esistenza del soggetto, con pesanti ripercussioni sulla sua vita emotiva, relazionale e lavorativa, allora siamo di fronte ad un Disturbo somatizzante di personalità.

Tipi di sintomi

Le persone che, a diversi livelli, hanno tendenze psicosomatiche, di solito presentano uno o più di questo tipo di sintomi:

1) Preoccupazioni ipocondriache

L’individuo è ansiosamente concentrato sul suo corpo per intercettare qualsiasi manifestazione che possa indicare una qualche malattia. Siccome tutti gli organismi presentano lievi irregolarità nel loro funzionamento, non sarà difficile per chi presta un’attenzione così focalizzata percepire qualcosa di strano. A questo punto scatta la ricerca di una spiegazione, di una possibile diagnosi, operazione oggi molto favorita dall’accesso mediatico a materiale scientifico e pseudo-scientifico. Una volta formulata l’ipotesi diagnostica (il più delle volte infausta), il soggetto ne cerca la conferma aggirandosi tra diversi medici specialistici e sottoponendosi ad infiniti esami di controllo.

Non bisogna tacere che la progressiva privatizzazione del sistema di cura ha trasformato gli ipocondriaci in un vero e proprio business per molte cliniche private, che assecondano questi pazienti formulando nuove possibili diagnosi e prescrivendo innumerevoli test, con l’asserita intenzione di escludere le possibilità peggiori. Siccome ogni esame risulterà negativo, il paziente uscirà da questa esperienza frustrato, insoddisfatto, con la netta percezione di non essere stato capito e preso sul serio. Di solito segue un momento di pausa, fin quando nuovi “sintomi” non daranno il via ad una nuova ricognizione, nei casi più gravi innescando una spirale senza fine;

2) Somatizzazioni

Sono reali patologie fisiche dove i sintomi sono riscontrabili ma la causa rimane sconosciuta. Si tratta spesso di problemi della pelle, disturbi gastrointestinali, mal di testa ecc. Non riuscendo ad individuare una lesione organica o un agente patogeno, la medicina si rivolge alla “psiche”, che qui significa più o meno tutto quello che esonda dal corpo. Sentendo il problema al di fuori fuori dalla sua portata, il medico alla fine cerca di inviare il paziente da uno psicologo.

3) Sintomi di conversione

Si tratta di sintomi fisici che hanno un chiaro valore simbolico, interpretati come una trasposizione (conversione) nel corpo di contenuti mentali troppo dolorosi per essere pensati e verbalizzati. Un nodo alla gola, che il paziente vive come una difficoltà a respirare o deglutire, può ad esempio indicare qualcosa nella vita che proprio non vuole andare giù. Questo tipo di sintomi, oggi meno frequenti, erano invece assai diffusi nelle donne cosiddette “isteriche” dell’epoca vittoriana: i primi soggetti studiati da Freud e quindi, in qualche modo, co-fondatori della psicoanalisi.

Fisionomia della personalità psicosomatica

Il malessere e il dolore

Per avvicinarsi a comprendere l’esperienza vissuta delle personalità psicosomatiche, è centrale comprendere che, anche se l’origine del loro malessere non si trova nel corpo, i loro dolori sono reali e spesso invalidanti. Con l’avanzare dell’età, essi possono divenire addirittura intollerabili, per cui non è infrequente l’insorgere di una dipendenza da antidolorifici.

A differenza di altri soggetti, gli psicosomatici non utilizzano la sofferenza per ottenere vantaggi secondari come attenzione, accudimento, controllo sugli altri o possibilità di delegare compiti ingrati. Nel loro dolore sono completamente autentici e soffrono molto nell’essere considerati “malati immaginari”.

Percezione di sé e degli altri

Si percepiscono come persone fragili, vulnerabili, a rischio di morte, mentre vedono gli altri come dotati di invidiabile forza e salute fisica, ma indifferenti alle loro sofferenze.

La relazione con le persone psicosomatiche

Stare a fianco di una persone psicosomatica è tutt’altro che facile: sono individui che si lamentano continuamente dei loro dolori, parlano soltanto delle loro malattie, appaiono sempre concentrati su di sé e pieni di rabbia e ostilità per non sentirsi sufficientemente creduti e ascoltati.

Alla lunga il loro atteggiamento produce in chi sta vicino un ritiro difensivo dalla relazione, confermando così le recriminazioni del malato. E’ possibile che la martellante lamentela di non essere creduti e ascoltati richiami anche esperienze diverse e lontane nel tempo, di quando questi soggetti erano bambini e chi si prendeva cura di loro non era in grado di rispondere adeguatamente alle loro comunicazioni emotive.

L’alessitimia e il pensiero operatorio

Per chi tende più verso la somatizzazione pura e meno verso l’isteria (per chi, quindi, non presenta sintomi di conversione ma vere e proprie somatizzazioni) il sintomo centrale è l’alessitimia, ovvero l’incapacità di riconoscere e verbalizzare le emozioni. Un individuo di questo tipo non sa dire come si sente, se è triste, preoccupato o eccitato, sa soltanto indicare la parte del corpo le /gli fa male.

 L’alessitimia si accompagna ad un tipo di pensiero – definito “operatorio” – estremamente concreto, piatto fino alla noia, ripetitivo, spoglio di metafore, privo di fantasia e creatività.

Psicodinamica del disturbo psicosomatico di personalità

Il contesto familiare di provenienza

Le personalità somatizzanti provengono di solito da famiglie che, per diversi motivi, non sono state in grado di dare spazio ai vissuti emotivi del bambino trasformandoli in parole e immagini. Si tratta di famiglie dove si parlava poco dei sentimenti o si scoraggiava apertamente la loro espressione.

Non stimolando la capacità di elaborare una rappresentazione mentale degli stati emotivi, l’unica via d’espressione per questi bambini è stata quella di lasciare che fossero i loro corpi a comunicare.

Come si cura il disturbo psicosomatico di personalità

I disturbi di personalità non sono curabili attraverso farmaci, anche se questa sarebbe senz’altro la via di trattamento più gradita alle personalità somatizzanti! Accade spesso, infatti, che questo tipo di pazienti approdi dallo psicologo – dopo una serie infinita di consultazioni mediche – con una dipendenza da farmaci antidolorifici.

L’approdo in uno studio psicologico avviene di solito su pressante indicazione da parte dei medici, o sotto il ricatto ultimativo da parte dei congiunti, non più disposti a tollerare le lamentele inconsolabili e l’ostilità del loro caro.

La psicoterapia delle personalità psicosomatiche

Come per tutti i disturbi di personalità, l’unico trattamento indicato è una psicoterapia.

Certo, non può che apparire paradossale prescrivere una cura psicologica ad una persona il cui problema centrale è proprio quello di non aver sviluppato alcuna percezione psicologica di sé. L’inizio della relazione sarà, quindi, molto difficile.

L’attesa iniziale del paziente sarà probabilmente quella di trovarsi di fronte l’ennesimo professionista che non lo capisce, non lo ascolta, lo fraintende negando la realtà del suo dolore e pensando che la sua sofferenza sia soltanto una simulazione.

Il trattamento di questi individui non è semplice, dovendo lo psicoterapeuta superare lo scoglio iniziale del pessimismo e della mancanza di fiducia nella possibilità di essere ascoltati e capiti. In un secondo momento, una volta consolidata una relazione di fiducia, il lavoro terapeutico consisterà principalmente nell’aiutare il soggetto ad individuare, riconoscere e nominare i propri stati mentali, cioè a sviluppare quella capacità che la loro storia evolutiva non gli ha consentito di strutturare.

La sempre maggiore confidenza con la propria vita emotiva e la progressiva competenza nell’esprimerla in forma verbale potrà aiutare queste persone a limitare sempre di più il ricorso alla somatizzazione.