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Depressione
Psicologi Psicoterapeuti Torino
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Centro di Psicoterapia

Personalità depressiva

Le sensibili, oneste e gentili personalità depressive vivono nel continuo sforzo di essere buone, contrastando la tormentosa percezione di essere cattive, colpevoli e inadeguate.
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Si parla personalità depressiva quando la depressione è uno “stile” che impronta in modo totalizzante il carattere del soggetto, senza che ciò debba comportare lo sviluppo di una vera e propria sintomatologia depressiva.

Se le tendenze depressive sono così rigide e radicate nel soggetto da ostacolarne la piena espressione nella vita, si parla di un Disturbo depressivo di personalità.

Fisionomia della personalità depressiva

La percezione di sé e degli altri

L’esperienza di sé delle personalità depressive è fondata sulla convinzione di essere essenzialmente cattive e prive di valore. Sono persone afflitte dal senso di colpa e dalla percezione della propria inettitudine e incapacità. Si tormentano con continue critiche e autoaccuse, rimproverandosi della propria distruttività, invidia, egoismo.

Si sentono sempre inadeguate e inadatte, sono malate di perfezionismo, idealizzano e invidiano la forza e la disinvoltura degli altri.

La preoccupazione di essere-buone e il giudizio degli altri

Di solito sono persone molto buone, oneste e gentili, che possono cercare di mitigare il loro intenso senso di colpa attivandosi nel volontariato sociale oppure assumendo ruoli educativi o di aiuto. La loro preoccupazione centrale è di tipo morale: essere-buone.

Eppure, percependosi come individui profondamente cattivi, si sentono degli impostori e vivono nella continua ansia di essere smascherati. Per questo motivo temono molto il giudizio degli altri, le critiche e ogni situazione in cui siano sottoposte ad una valutazione: il loro eterno cruccio è che l’altro possa scoprire, sotto la loro apparente bontà, umiltà e “bravura”, quanto esse siano cattive, insufficienti, incompetenti.

La valutazione di sé

Se hanno un successo, tendono ad attribuirne il merito a cause esterne (la fortuna, un errore valutativo da parte degli altri, l’intervento imprevisto di terzi); se invece subiscono un insuccesso, se ne assumono subito la piena responsabilità.

A volte le loro autoaccuse e autosvalutazioni hanno un carattere quasi megalomanico: è come se si sentissero direttamente responsabili di tutti i mali del mondo. Per alleviare questa penosa sensazione, assumono spesso comportamenti autopunitivi.

Due tipologie di personalità depressiva

Le personalità depressive possono essere distinte in due diversi tipi:

  1. Il tipo introiettivo: il tema centrale è il Sé, percepito come cattivo e insufficiente. L’esperienza interna è dominata da senso di colpa e inadeguatezza, autocritica, perfezionismo e atteggiamento autopunitivo. Sono persone perennemente insoddisfatte di sé.
  2. Il tipo anaclitico: il tema psicologico dominante è l’altro, verso il quale queste personalità sono molto sensibili. Temono fortemente il rifiuto e l’abbandono. L’esperienza interna è caratterizzata da sentimenti di disvalore, paura di essere respinti, incompletezza, vergogna, sentimenti di vuoto e inadeguatezza. I loro argomenti preferiti sono l’intimità, il calore, la fiducia, gli affetti.

Personalità depressive e personalità narcisistiche

Le personalità depressive, a differenza di quelle narcisistiche, sono perfettamente in grado di riconoscere gli altri come persone indipendenti da sé e di coglierne i bisogni. Questo fa di loro persone in grado di amare.

La loro idealizzazione degli altri è di qualità nettamente differente dall’idealizzazione narcisistica, in quanto centrata su aspetti morali e non su tematiche di potere, bellezza, successo.

Anche nel caso di un crollo dell’umore, espresso in sintomi che possono apparire simili alla depressione narcisistica, l’esperienza interna dei due tipi di personalità è profondamente divergente: mentre il narcisista è attanagliato da vuoto, mancanza di significato e vergogna (spesso inconscia), il soggetto depressivo è pieno di pensieri negativi su di sé.

Psicodinamica del Disturbo depressivo di personalità

Il contesto familiare di provenienza

Alla base del Disturbo depressivo di personalità si ipotizza la presenza di precoci esperienze di abbandono, sia esso reale oppure soltanto percepito.

Spesso si tratta dell’intenso desiderio di amore e sostegno da parte di un genitore avvertito come distante, disinteressato, assente o emotivamente non sintonizzato. In questo caso il bambino tende ad attribuire a sé stesso la causa di quello che percepisce come un rifiuto, finendo per credersi cattivo, indegno d’amore, colpevole.

L’aggressività rivolta contro sé stessi

I bambini sono ontologicamente dipendenti e farebbero di tutto per garantire il legame con chi si prende cura di loro: per salvare l’immagine positiva del genitore e preservare il proprio amore per lui, il bambino è disposto ad assumendosi tutta la colpa di una relazione mal funzionante.

La rabbia e l’aggressività normalmente connesse allo stato di frustrazione vengono dirottate lontano dal genitore, che in questo modo viene preservato come figura amorevole e sollecita, e dirette contro il sé. Incorporati all’interno di sé, gli aspetti negativi e frustranti del genitore si coagulano in una struttura psichica critica e punitiva, una specie di aguzzino che tormenta il soggetto con continui rimproveri, accuse e svalutazioni.

Come si cura il Disturbo depressivo di personalità

Come per tutti i disturbi di personalità, i farmaci sono inefficaci a risolvere il problema, dal momento che non esistono composti chimici in grado di agire sull’assetto caratteriale di una persona.

La terapia farmacologica

Le persone affette da un disturbo depressivo possono vivere senza mai sviluppare i sintomi di una vera e propria depressione. A volte invece, soprattutto in conseguenza di separazioni (per il tipo anaclitico) o gravi fallimenti personali (per il tipo introiettivo), è possibile che si generi una sintomatologia clinica che renda consigliabile o addirittura indispensabile un sostegno farmacologico con antidepressivi.

La psicoterapia psicoanalitica

In ogni caso, l’unico modo per affrontare il problema è intraprendere un percorso di psicoterapia.

Guidato dal terapeuta. il soggetto depressivo sarà aiutato a comprendere l’origine e il significato della sua esperienza interna e della percezione negativa di sé, nonché del modo in cui costruisce e mantiene le relazioni significative. Con il tempo, riuscirà a sviluppare modelli emotivi e comportamentali diversi, in grado di migliorare sia la percezione di sé stesso che la qualità delle relazioni interpersonali.

Una variante del Disturbo depressivo: il Disturbo ipomaniacale di personalità

I soggetti ipomaniacali appaiono spesso come estroversi, dinamici, brillanti, pieni di entusiasmo, addirittura euforici e molto fiduciosi in sé stessi.

Pur essendo spesso affascinanti e stimolanti, le loro relazioni sono spesso superficiali e discontinue: vivono una socialità diffusa e poco approfondita. Sono incapaci di vera intimità e, con tutto il loro fascino e il loro brio, spesso suscitano sentimenti di stanchezza e confusione negli altri. Nonostante la loro leggerezza, alle lunghe la loro compagnia diventa stranamente pesante.

Psicodinamica del Disturbo ipomaniacale

Il disturbo ipomaniacale viene interpretato come una difesa da sentimenti depressivi, contrastati attraverso la negazione e il viraggio in stati d’umore di segno opposto. I soggetti che non riescono a permanere nello stato ipomaniacale precipitano ricorsivamente nella depressione, producendo un’alternanza di stati emotivi nota come ciclotimia.

Nonostante l’apparenza, quindi, il vissuto centrale di queste personalità è di tipo depressivo, anche se inconscio.

Analogamente, a livello relazionale è la paura anaclitica dell’abbandono (quindi un desiderio disperato di vicinanza) che impedisce agli individui ipomaniacali di stringere veri e propri legami, spingendoli a cambiare spesso partner abbandonando prima di essere abbandonati.

Lo stato maniacale

Se lo stato ipomaniacale si accentua in un vero e proprio stato maniacale, il soggetto può mettersi seriamente a rischio. La mancanza di senso del limite e di colpa, la fiducia irrazionale in sé stessi, nonché la frequente tendenza ad aumentare ulteriormente lo stato di euforia galvanizzandosi con droghe, alcool, velocità, rapporti sessuali possono esporre il soggetto a gravi pericoli.

Come si cura il disturbo ipomaniacale di personalità

Nei casi maniacali

Innanzitutto è importante chiarire che, qualora si trattasse di una sintomatologia maniacale e non semplicemente ipomaniacale, il consulto psichiatrico e l’assunzione di una terapia farmacologica a base di stabilizzatori dell’umore sono interventi imprescindibili.

La maniacalità pura, infatti, si presenta in quadri psicopatologici molto seri, come le psicosi o i gravi disturbi di personalità.

E’ importante sapere che i soggetti maniacali di solito sono poco disposti a rinunciare facilmente al continuo stato di eccitazione che caratterizza il loro umore e quindi poco disponibili ad assumere stabilizzatori dell’umore e altri farmaci con effetto riequilibrante. Pur di conservare la loro euforia possono mentire ed escogitare vari inganni per sottrarsi alla cura.

In questo caso, il primo compito di uno psicologo è quello di aiutarli ad accettare i normali limiti dell’umore umano, fatto anche di sentimenti poco gradevoli, e di comprendere l’importanza di proseguire con continuità il trattamento farmacologico.

Nei casi ipomaniacali

Nel caso della più tenue sintomatologia ipomaniacale, che di norma compare in personalità più stabili e mature, il soggetto va trattato secondo le indicazioni valide per il disturbo depressivo, di cui rappresenta una variante sintomatica.