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Psicologi Psicoterapeuti Torino
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Centro di Psicoterapia

Personalità: Stili e disturbi

Gli stili di personalità rappresentano possibili modi di navigare attraverso l'esistenza. La vita può essere vissuta con tonalità narcisistica, isterica, borderline o altro. Per cercare di cogliere il modo irripetibile in cui ciascun soggetto viaggia attraverso la vita, la psicologia utilizza dei prototipi: immagini stilizzate di diverse tipologie caratteriali. Nessun individuo corrisponde perfettamente ad uno dei tipi descritti, ma se ne avvicina o se ne allontana in diversa misura. Solo quando un particolare carattere diventa così rigido e stereotipato da ostacolare la propria progettualità esistenziale e il con-vivere con gli altri, esso finisce di essere uno stile e diventa un disturbo di personalità.
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E’ importante distinguere gli stili di personalità dai veri e propri disturbi di personalità. Tutti noi cogliamo, nelle persone che conosciamo, una regolarità, una tipicità, un modo caratteristico di essere: diciamo che Giacomo ha un carattere accomodante, mentre Lucia è rude e aspra, a differenza di Alessandro che tende ad essere rivendicativo, Elisa invece è “troppo buona” e quindi non si sa difendere, diversissima da Lorenzo, uno squalo che pensa solo agli affari suoi. Avvertiamo che il “carattere” – il modo d’essere visibile, manifesto degli altri – allude a qualcosa di interno, che possiamo intravvedere ma non individuare del tutto. Per questo le nostre descrizioni degli altri sono un misto di resoconti di come si comportano e inferenze su ciò che che “sono”. In psicologia, il concetto di personalità è frutto dello sforzo titanico di scoprire e descrivere la struttura invisibile alla base del carattere dei singoli, di individuare il fondamento occulto dei comportamenti manifesti.

Definizioni

Definiamo ‘personalità’ come un insieme di modalità relativamente stabili di sentire, pensare, comportarsi e mettersi in relazione con gli altri” (Lingiardi e Mc Williams, 2018)”.

A fianco della definizione di personalità sopra citata (uno standard della letteratura scientifica sul tema), ne proponiamo un’altra, analoga, ma sbilanciata dal lato dei singoli individui – senzienti, pensanti, agenti – tesa a cogliere, con ancor più titanico sforzo, il movimento unico e irripetibile di ciascuno di loro:

Il concetto di personalità è multidimensionale e ampio, abbraccia la fenomenologia dell’individuo, cerca di intercettare gli elementi permanenti di un’avventura, quella della vita, dove tutto appare mutevole e cangiante” (Carulli, 2020)

Gli stili di personalità

La prima definizione, cerca di individuarne le strutture invisibili comuni a più individui; la seconda, a noi più congeniale perché più vicina all’esperienza clinica, fatta di incontri con individui irripetibili, ha un taglio decisamente più esistenziale: il tentativo è quello di cogliere – attraverso il concetto di personalità – il rapporto tra l’individuo singolo e le sfide poste a tutti dall’avventura della vita. Più che intercettare la base “relativamente stabile” sottesa alla mutevolezza di pensieri, sentimenti e comportamenti, qui si tratta di identificare alcune modalità generali di stare al mondo o, detto altrimenti: di individuare specifici “stili” di navigazione nell’esistenza.

Le diverse personalità, in questa prospettiva, sono espressioni esistenziali, modi tipici di risposta ai grandi problemi della vita.

Gli stili di personalità come figure esemplari

Personalità narcisista, dipendente, borderline, psicopatica ecc. sono immagini prototipiche (costruite sulla base dell’esperienza clinica e del suo modellamento statistico), forgiate allo scopo di cogliere ciò che non potrà mai essere descritto fino in fondo: il modo unico in cui ciascuno di noi viaggia sul pianeta terra.

Praticamente: i prototipi chiamati “tipi di personalità” – nonostante siano stati definiti con l’utilizzo di tutte le più raffinate tecniche della scienza statistica – in fondo sono come gli eroi di un romanzo: figure esemplari, che ci mostrano come:

  • si può vivere l’amore, l’odio, l’ambizione, il conflitto, l’essere figli e l’essere genitori;
  • come si costruisce l’immaginare di sé stessi, degli altri e del mondo;
  • si affrontano il creare, il lavorare, il costruire, il progettare e il distruggere;
  • ci si può rapportare con l’autorità e con il potere;
  • si può declinare il senso della giustizia, il confronto con l’ingiustizia, l’aspirazione verso ideali etici;
  • come affrontiamo il giudizio, la critica, l’opinione che (pensiamo) gli altri abbiano di noi;
  • ci conformiamo o non conformiamo alle richieste sociali;
  • possiamo volare alti (perdendoci magari negli spazi siderali) o precipitare a livello delle piccole cose;
  • come viviamo il presente, il passato e il futuro;
  • proviamo o non proviamo fiducia, esercitiamo o non esercitiamo il controllo su noi stessi e sugli altri ,e cc. ecc. ecc.

La ricchezza è nell’individuo: non esistono personalità ma solo persone

Nel suo sforzo di individuare i tipi di personalità, la psicologia è asciutta e didascalica, senz’altro meno incisiva e potente delle immagini che ci fornisce l’arte: un prototipo di personalità appare ben misera cosa se paragonato all’eroe di un romanzo. Ma va bene così, visto che il prototipo non ha il compito di raffigurare, benché meno di descrivere, le infinite sfaccettature e singolarità di ciascun essere umano. La complessità è tutta nell’individuo! Il prototipo serve solo come aiuto per capire e interpretare, è uno strumento ad uso e consumo del clinico che, dopo averlo utilizzato, può gettarlo via.

Ciò significa che non esistono personalità narcisistiche, psicopatiche, depressive, dipendenti ecc. ma soltanto persone che si avvicinano, più o meno, ad una o più di queste descrizioni. Giacomo, Lucia, Lorenzo ecc. possono, ciascuno, avvicinarsi ad un certo prototipo, ma richiamarne per alcuni aspetti anche un altro. Possono, altresì, discostarsi dal modello centrale per alcune caratteristiche salienti. Ecco a cosa servono e come vengono usati, nella psicoterapia psicoanalitica, i tipi di personalità.

Cultura e storia

Un ultima, importante precisazione: siccome l’esistenza delle persone non si svolge nel nulla, ma in particolari contesti storici, sociali e culturali, è evidente che il clinico, per utilizzare in modo appropriato i prototipi che ha a disposizione, debba necessariamente disporre anche di innumerevoli sfondi per effettuare le sue interpretazioni, cosicché nella sua formazione dovrebbe integrare sempre rudimenti di storia, antropologia, sociologia, ecc. Altra conseguenza centrale della storicità dell’esistenza umana, è che gli stessi prototipi non sono impermeabili al tempo. Ogni epoca ha i suoi stili. Le diagnosi nascono e tramontano insieme alla storia, accompagnando individui via via diversi, le cui soluzioni esistenziali (sintomi e attitudini) mutano e, mutando, richiedono altre tipizzazioni. Neanche allo spazio è impermeabile il prototipo: gli stili africani saranno molto diversi da quelli cinesi, latinoamericani, europei o statunitensi. Ed entro ogni paese, esistono infiniti mondi.

Il processo diagnostico è un’operazione tutt’altro che protocollare.

Cos’è un “Disturbo di personalità”

Le persone sane sono fluide

Le persone sane di norma sono fluide, sfaccettate, multidimensionali e perciò difficilmente inquadrabili. Ciascuno può ricordare una o più tipologie di personalità, ma se ne discosta anche per alcune caratteristiche essenziali. In questo caso, si parla di “tratti”. Dire che una persona presenta dei tratti narcisistici, significa semplicemente che, se volessimo ritrarla, il tipo narcisistico offrirebbe per alcuni aspetti un modello di riferimento. Tale persona può avere, ad esempio, un fragile senso della propria autostima ed essere quindi molto suscettibile alla critica, ma al tempo stesso essere una persona molto empatica e con una grande capacità di investire sugli altri e nelle cose – qualità, queste ultime, che non rientrano affatto nel disturbo narcisistico di personalità.

Rigidità caratteriale e scarso contatto con la propria sofferenza

Per parlare di un “Disturbo di personalità”, è necessario che il soggetto presenti uno schema caratteriale così stabile e rigido, da rendergli praticamente impossibile rispondere in modo flessibile e variegato alle sfide dell’esistenza. Chi soffre di questi disturbi è come inchiodato a sé stesso, costretto a ripetere un numero limitato di copioni.

I disturbi di personalità si presentano con diversi livelli di gravità. Nei casi meno gravi, lo schema caratteriale è meno cristallizzato, più duttile e aperto al cambiamento. Se il problema è più serio, il soggetto è così stereotipato da somigliare ad una maschera. Nei casi estremi, possono comparire diverse bizzarrie (nel comportamento, nell’atteggiamento, nel modo di vestire o di parlare), una tendenza anticonvenzionale per lo più inconsapevole, una spiccata difficoltà a riconoscere le norme implicite ai diversi contesti sociali, un’emotività a volte estrema. Spesso chi soffre di un grave disturbo di personalità non percepisce il dolore psichico direttamente “dentro di sé”, ma – attraverso i suoi comportamenti – lo fa percepire a chi gli sta vicino. Perciò arriva alla consultazione psicologica non per una propria decisione, ma perché spinto da persone care, oppure perché la sua vita è andata completamente fuori controllo.

Come si curano i Disturbi di personalità?

Innanzitutto, è importante sapere che i disturbi di personalità non possono essere curati per via farmacologica: non esistono farmaci in grado di modificare la struttura profonda di una persona. Anche se, in alcuni casi, può essere indicato l’utilizzo di psicofarmaci per modulare alcuni aspetti del quadro sintomatologico, l’unico mezzo per trattare questo tipo di disturbi è una psicoterapia di lunga durata. Pur variando a seconda del tipo di disturbo, del livello di gravità, dell’età del soggetto, della motivazione al cambiamento, ecc., il percorso psicoterapico prevede anni di intenso lavoro.