La psicoanalisi e la regolazione degli affetti

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Le scienze cognitive e neuro-cognitive hanno focalizzato sempre più il loro interesse sull’emisfero destro, ossia su quella parte della nostra mente che decodifica le dinamiche relazionali, la percezione sensoriale si sé (propriocezione) e i messaggi non verbali provenienti dagli altri. La caratteristica essenziale di questo tipo di conoscenza è la sua qualità immediata, intuitiva, difficilmente verbalizzabile.

Quando abbiamo a che fare con gli altri, attingiamo ad un sapere delle relazioni profondamente radicato in noi ma difficilmente spiegabile a parole, che ci orienta come una bussola nel mondo sociale. Più che un sapere in senso stretto è un “saper fare”, un sapere agire e reagire, simile al camminare o all’andare in bicicletta, o ai passi di un ballo ormai appresi e divenuti automatici. Quest’ambito è il dominio della “mente destra”.

La “mente sinistra”, depositaria soprattutto del linguaggio, si sviluppa a partire dal secondo anno di vita. Con essa prendono forma i ricordi espliciti, le immagini del nostro passato, i possibili racconti di noi come protagonisti di varie vicissitudini.
imageLa mente destra e la comunicazione non verbale, invece, sono attive fin dalla nascita, anzi, probabilmente già da prima. Il neonato comunica i propri stati psicobiologici alla madre (o con chi svolge la funzione di cura) tramite movimenti, espressioni e vocalizzazioni; la madre ricettiva “sintonizza” la propria mente destra con la mente del bambino, fino al punto di sperimentare dentro di sé, come se fossero propri, gli stati emotivi trasmessi da lui. L’angoscia o l’entusiasmo del bambino diventano così l’angoscia o l’entusiasmo della madre. A questo punto, la madre regola in sé gli stati affettivi trasmessi dal bambino e interagisce con lui ritrasmettendo un nuovo stato affettivo modulato, che il bambino riceve dentro di sé e fa proprio: l’angoscia diventa tollerabile, l’entusiasmo eccessivo è contenuto e si stempera.

Tale meccanismo di comunicazione resterà attivo tutta la vita, coincidendo con i processi empatici di comunicazione tra menti destre. La ricezione di questi segnali espressi tramite l’espressione facciale, la prosodia della voce, la postura del corpo, vengono decodificati dal cervello destro nel brevissimo arco di 30 secondi, una soglia temporale troppo bassa per essere percepita a livello cosciente. In questo modo, parallelamente alla comunicazione verbale degli emisferi sinistri, tra le persone avviene sempre una comunicazione emozionale inconscia.

Il processo per cui una mente adulta sufficientemente sintonizzata aiuta il neonato a gestire gli stati di stress e a trasformare sentimenti negativi in sentimenti tollerabili, è chiamata “regolazione affettiva”: un meccanismo fondamentale affinché il Sé si strutturi come un organismo in grado di autoregolarsi.

L’autoregolazione del sistema emozionale avviene, quindi, come risultato della regolazione fornita dalla madre dai primi giorni di vita. Una regolazione riuscita stimola la crescita della corteccia prefrontale destra, che si sviluppa fortemente intorno alla fine del primo anno di vita. Essa costituisce una sorta di centro di controllo superiore sul funzionamento delle emozioni, sulla regolazione degli stati affettivi e, infine, sulla formazione di uno stabile senso di sé, sia fisico che psichico.

Quando invece le prime esperienze relazionali sono associate a sentimenti profondamente disgreganti e a ripetuti fallimenti nella loro regolazione, il soggetto può sviluppare fenomeni di disregolazione affettiva, una percezione compromessa del Sé e forti difficoltà sul piano relazionale.

La psicoanalisi, che tradizionalmente lavora con i fenomeni di transfert e controtransfert, opera direttamente sul terreno della comunicazione affettiva, nello scambio comunicativo proprio delle menti destre. I segnali inviati dal terapeuta, il suo stile di intervento, il tono della sua voce ecc. possono creare un contesto in cui vengono riattivate esperienze relazionali precoci, depositate nella mente prima dello sviluppo del linguaggio. In questo caso, il terapeuta agisce come una madre sintonizzata che recepisce gli stati affettivi del paziente e glieli restituisce in forma modulata. La ripetizione di tale processo nel tempo favorisce la strutturazione di quei meccanismi di autoregolazione emotiva che non si sono compiutamente sviluppati e che sono alla base sia della qualità dell’esperienza interna, sia della capacità di entrare adeguatamente in relazione con gli altri.

Allan N- Schore, La regolazione degli affetti e la riparazione del Sé, Casa Editrice Astrolabio, Roma 2008

One thought on “La psicoanalisi e la regolazione degli affetti

  1. “Brevissimo arco di 30 secondi”

    Sicuro che sono 30 secondi e non 30 millisecondi?
    30 secondi mi sembrano più tempi adatti a reazioni ormonali più che neuronali.

    Saluti
    Nicola

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