Cos’è la coppia?

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La dimensione intersoggettiva costituisce l’ambito naturale dove l’essere umano si sviluppa, a partire dalle prime e fondamentali relazioni con le figure genitoriali. Prima di essere dotato di un corpo proprio individuato nello spazio e nel tempo, ciascuno di noi era un tutt’uno con il corpo della madre, in primordiale relazione con lei. Da lì in poi la vita si costruisce come un continuo tessere di relazioni: a due, a più persone, a piccole reti, entro gruppi e tra i diversi gruppi di persone. E’ nella socialità e nella relazione con l’altro che ciascuno persegue i propri obiettivi, cerca di realizzare le proprie ambizioni e costruisce la propria identità affettiva, morale, professionale, sviluppa gusti, preferenze e inclinazioni.

Eppure la coppia ha uno status speciale che la differenzia dalle altre innumerevoli relazioni della vita, dal momento che sembra riportare l’individuo ad una condizione molto simile a quella sperimentata con le prime figure d’accudimento.

mamma-anatroccoliA questo proposito  è utile richiamarsi ad una nota teoria psicologica, la teoria dell’Attaccamento, sviluppata dallo psicoanalista britannico Bowlby intorno agli anni ’70 del secolo scorso. Tale teoria, derivata dalla sistematica osservazione del comportamento infantile, aveva tratto forte ispirazione dagli studi del famoso etologo Konrad Lorenz sul fenomeno dell’imprinting nelle anatre: Lorenz aveva mostrato che anatroccoli privati alla nascita della madre seguivano il primo essere umano incontrato stabilendo con lui un forte legame. Bowlby era rimasto colpito dalla tendenza di tutti i cuccioli (soprattutto mammiferi) nel ricercare la vicinanza della madre, non solo per garantirsi la sopravvivenza fisica, ma anche come intenso bisogno di affetto. A tale complesso di comportamenti centrati sul bisogno di sicurezza, protezione e accudimento Bowlby aveva dato il nome di “attaccamento”.

La relazione d’attaccamento si distingue da tutte le altre relazioni umane perché è un legame ancestrale, secondo Bowlby e Lorenz geneticamente programmato, la cui intensità deriva dal fatto che in esso è in ballo la sopravvivenza (fisica e affettiva) del bambino. La qualità del legame d’attaccamento ai propri genitori influenza in maniera decisiva la futura vita psichica e relazionale dell’adulto. Un bambino cresciuto in un clima di fiducia e sicurezza, con genitori sensibili ai suoi bisogni e in grado di darvi pronta risposta, sarà più stabile nella vita, più sicuro di sé e più capace di tessere e mantenere relazioni; un bambino con genitori freddi e distanzianti oppure ansiosi e costantemente preoccupati sarà più esposto a sviluppare bassa autostima e difficoltà relazionali.

Numerosi studi successivi alle ricerche di Bowlby hanno mostrato che lo stile d’attaccamento sviluppato dell’infanzia diventa un tratto piuttosto stabile della personalità, con la tendenza ad essere riprodotto nel legame con i figli e a protrarsi quindi per generazioni.  Eppure, visto che nessun destino umano è inciso nel granito, ciò che “tende” ad accadere non è detto che lo faccia, soprattutto se intervengono fattori decisivi a volgere il corso degli eventi. Uno di questi fattori può essere proprio la coppia.

La coppia è un nuovo legame d’attaccamento che questa volta, collegando non un infante al proprio genitore ma due individui entrambi adulti, può offrire innumerevoli possibilità trasformative.

Anche se non tutte le unioni formalizzate corrispondono ad un legame di reciproco attaccamento (pensiamo ad es. ai matrimoni contratti a scopo economico-sociale, ancora in uso presso varie popolazioni), quando all’interno del nostro mondo si parla di “coppia” si intende per lo più una relazione in cui il senso di benessere e sicurezza dell’uno è indissolubilmente legato a quello dell’altro: una coppia è tale se ciascun membro, oltre ad avere una propria vita indipendente, è anche profondamente dipendente dalla vita dell’altro. Certo, non tutte le coppie sono consapevoli di questo reciproco legame: ci sono coppie i cui membri mettono in primo piano la realizzazione personale e la propria autonomia di individui, che per così dire prestano poca attenzione o rifiutano esplicitamente l’aspetto di vicendevole dipendenza. Ciò avviene per diversi motivi, riconducibili sia allo stile d’attaccamento delle singole persone sia ad alcuni aspetti della nostra cultura che, fortemente sbilanciata verso il valore dell’autonomia, tende a svalutare il bisogno di legame e la dipendenza come segni di debolezza. La teoria dell’attaccamento, al contrario, considera la “sana” dipendenza non solo come base necessaria per uno sviluppo armonico della mente, ma anche come condizione indispensabile per il raggiungimento di un’indipendenza autentica, e non meramente difensiva.

Ogni coppia ha il desiderio inconscio di ricreare su basi più solide e sicure un legame fondato sul reciproco riconoscimento e accudimento, colmando i vuoti e le insufficienze delle prime relazioni d’attaccamento. Purtroppo il tentativo a volte fallisce e il dramma relazionale di uno o di entrambi i partner si ripete, generando copioni fissi con finali di dolore e sofferenza, con la spiacevole sensazione di essere intrappolati in un ruolo che non si è scelto e che non si vuole.

Altre volte, invece, il legame di coppia dà un forte impulso alla crescita personale  dei due partner, offrendo ad entrambi un’importante occasione per trasformare in senso positivo i propri schemi relazionali e per accedere ad esperienze più piene e profonde di sé stessi e dell’altro.

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