Dalla chiusura degli OPG ai pazienti psichiatrici che non hanno diritto ad invecchiare: la deriva del sistema psichiatrico italiano

firenze, istituto psichiatrico 1968 (rivoli oltre il muro 2012)

Una primavera calda ha lasciato il passo ad un’estate torrida. No, non stiamo parlando di temperature ma di sanità pubblica e diritto alla cura. Quello che sta avvenendo nella psichiatria italiana è grave, gravissimo ed è solo il sintomo di un cambiamento sociale che sta portando gli italiani – ed i politici che li rappresentano – a vedere l’altro sempre più in termini di paura e diffidenza.
Ma veniamo ai fatti. Verso la fine di marzo è rimbalzata la notizia tra i quotidiani ed i giornali online della imminente chiusura degli OPG – gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. La maggior parte delle testate ha puntato la sua attenzione, in forme e toni diversi, su due aspetti:
1) Personaggi pericolosi, assassini spietati e pazzi incontrollabili, sarebbero finiti o potuti finire per le strade, liberi o quasi di circolare tra le persone normali.
2) Tutto stava accadendo in fretta e con alcune Regioni impreparate ed inadempienti.
Ovviamente tali affermazioni sono quasi del tutto prive di fondamento ma hanno collaborato, come spesso succede in Italia, ad allontanare l’opinione pubblica dal vedere quello che di grave per davvero stava capitando.
La legge che ha portato alla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari è la n. 211 del 22 dicembre 2011 ed è scaturita da un’inchiesta “sulle condizioni di vita e di cura all’interno degli OPG” condotta da una Commissione parlamentare istituita nel 2008. La sua applicazione è stata rimandata con proroga per ben due volte, fino a qualche mese fa. Quindi nulla è caduto dal cielo, all’improvviso. Il problema è che nessuno nel nostro paese prende mai sul serio le scadenze che ci si dà. E così di proroga in proroga non si affrontano i problemi e, soprattutto, non si costruiscono delle risposte condivise e pensate ma, all’ultimo, ci si arrabatta per salvare il salvabile quando oramai non si può più rimandare. E lo si fa sempre tenendo fuori dagli atti decisionali chi è esperto e dedica gran parte della vita alla risoluzione di quei problemi.
Gli OPG erano da chiudere, nessuna persona di buon senso può dire il contrario: erano dei manicomi mascherati e al loro interno le condizioni igienico-sanitarie erano vergognose. Ci si ripeteva che erano un residuo pre-basagliano da superare al più presto ma bisognava pensare a delle alternative ben ragionate. Invece la legge ha previsto dal 1 aprile scorso la chiusura dei 6 OPG rimasti attivi in Italia e la ricollocazione degli utenti in essi presenti in strutture regionali definite REMS (Residenze per l’esecuzione delle Misure di Sicurezza) che paiono perlopiù dei miniOPG o minimanicomi, poiché il numero di utenti in ogni struttura può essere al massimo 20.
Senza un pensiero strutturato, ovviamente, è capitato che chi ha dovuto gestire la transizione ha usato la “fantasia” e quindi alcuni OPG hanno solo cambiato la targhetta all’ingresso rinominandosi REMS mentre altre Regioni hanno ricollocato (o hanno provato a farlo) i “loro concittadini” nelle parti d’Italia più attrezzate e rispettose dei tempi.
Il problema non sono “le orde di pazzi che hanno rischiato di invadere le strade d’Italia”, come qualche scriteriato giornalista ha cercato di far credere per fare notizia, ma il dramma di uno Stato e di un popolo che ancora oggi, nel 2015, hanno il bisogno di considerare l’altro in termini di noi/loro, malato/sano o buono/cattivo. Gli utenti negli OPG prima e nelle REMS oggi sono semplicemente persone con un disagio psichico che hanno commesso un reato, non un tumore della società da rimuovere e gettare in qualche struttura contenitiva. Il problema è che quando si è preso delle decisioni in merito si sarebbe dovuto considerare i circa 700 pazienti psichiatrici negli OPG e i lavoratori che in essi esercitavano come cittadini con tutti i diritti e tutte le emozioni di qualsiasi altro essere umano.
La paura dell’altro ci sta rendendo spietatamente ciechi e lontani. Lontani dai sentimenti e sempre più assenti nelle relazioni, con una preoccupante disposizione alla dispatia (che è l’opposto dell’empatia). Quindi finiamo col dirci o pensare che le difficoltà altrui sono nient’altro che la risultanza di errori o problemi del singolo. Ed il passaggio dal vedere il problema come parte al considerarlo una caratteristica individuale totalizzante è breve. Così il paziente psichiatrico è la sua malattia e non una persona che ha un disagio e si guarda a lui come se fosse altro da noi. E, cosa gravissima, il legislatore ed i politici – che dovrebbero essere immuni da tali errori – finiscono per essere i primi a cadere nel tranello.
Come, per esempio, è successo di recente in Piemonte agli autori della delibera sulla residenzialità psichiatrica dove, tra le altre cose gravi e preoccupanti, si legge:
“Dall’analisi sul territorio, inoltre, è emersa la presenza di alcune tipologie di strutture, prevalentemente RSA, che accolgono utenti con patologie psichiatriche nonostante siano dedicate ad accogliere altre tipologie di pazienti”
La domanda che sorge spontanea è: ma i pazienti a cui è diagnosticata una malattia psichiatrica non hanno diritto ad invecchiare come tutti? Il collocamento in strutture psichiatriche non è una modalità di separazione dall’altro ma un modo di creare delle nuove possibilità con degli strumenti adeguati. Da questa frase, invece, si evince che il legislatore ha in mente che la malattia mentale è una condizione che estranea chi ne soffre e rende necessario che per lui sia predisposta sempre ed inevitabilmente una vita a parte. Possibilmente in un luogo lontano. E quindi il paziente psichiatrico anziano deve essere per forza sistemato in un servizio altro, lontano da coloro che sono ritenuti “normali” anche se è nient’altro che un anziano come tanti e bisognoso di cure specifiche alla sua età e nulla più.

Per finire vorremmo citare a tal riguardo le parole di Franco Basaglia che, nell’introduzione al fondamentale testo Asylums di Erving Goffman, ha scritto:

basaglia 2

(Per maggiori informazioni sul tema Ospedali Psichiatrici Giudiziari vi consigliamo di visitare il sito di STOPOPG o di guardare in streeming la puntata di Non ci sono più soldi di Reteconomy di Sky dal titolo “Oltre le sbarre di carceri ed OPG”. Per maggiori informazioni sulla delibera piemontese sulla residenzialità potete leggere un articolo nel blog del Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi).

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